Logo

Killer Diller è un termine musicale che proviene dell'epoca dello swing e delle sue big band.

Indicava un brano orchestrale dal tempo molto veloce, basato sulla ripetizione di brevi frammenti melodici, che spesso accompagnava le spettacolari acrobazie dei ballerini di lindy hop, un genere di ballo swing molto in voga nel periodo.

Poteva anche descrivere un musicista veramente forte, che dava tutto, sempre al massimo, in due parole...un killer diller!

I grandi Slam Stewart e Slim Gaillard si divertivano a usarlo come un simpatico intercalare nei loro brani.

Ma Slim&Slam, Louis Prima, Willie Dixon sono solo alcuni dei grandi ispiratori di questo progetto, che vi farà rivivere i brani più accattivanti di quest'epoca mitica della musica in modo divertente e a volte un po' fiabesco, con arrangiamenti coinvolgenti e una strumentazione molto varia.

E tra uno swing e l'altro qualche brano d'autore non stanca mai!

 

«Centinaia di persone (forse in una sera molto buona arrivano a 1600) sono sulla pista o sedute ai tavoli, o dinanzi al bar; lontano in un angolo, c'è una fila di taxi girls, due monetine per tre balli; dal soffitto piovono delle luci rosate e dovunque succede qualcosa. Ma il centro vitale della sala è qui sopra, sul podio, dove stanno, allineati su due file, i ragazzi dell'orchestra, che battono i piedi ritmicamente e sudano sui loro strumenti, facendo sussultare il pavimento; qui, dove la campana del sousaphone sembra una luna piena che manda i suoi bagliori sui ballerini e dove la pulsante sezione ritmica imbriglia tutta questa straripante energia costringendola a seguire il tempo. E quando cominciano a suonare l'ultimo ritonello di un loro cavallo di battaglia, con quelle trascinanti figure disegnate dagli ottoni e coi sassofoni a dargli corpo, i ballerini si scordano di ballare e si affollano attorno al podio, e lì registrano il ritmo soltanto nei muscoli e nelle ossa, restando fermi e lasciandoselo rovesciare sulle facce rivolte all'insù, come se fosse acqua (e che il valzer sia maledetto). Il pavimento sussulta, e il locale sembra una dinamo, e l'aria fumosa si innalza a onde....

È una musica che anche i sordi riuscirebbero a sentire »

Una notte al Savoy, estratti da un articolo di Otis Ferguson, 1936